Approndimenti





'O mpagliaségge e i cambiamonete

sedie

Sin dal 1800 a Torre, in via Pontenuovo, vi era una famiglia originaria di Pagani che costruiva o riparava sedie, cioè le famose seggiole con lo schienale e la base in legno ed il sedile impagliato. Ogni lunedì i due figli più grandi del sediaio giravano per le strade del paese con un carretto tirato da un asino, che spesso si impuntava e non voleva andare avanti. I due fratelli erano soliti fermarsi all’inizio e a metà di un vicolo o di una strada per far sentire le loro vibranti voci: 'O Seggiàro... 'O 'mpagliasègge... chi me vò’.... Il sabato, immancabilmente, con il carretto tirato dal recalcitrante asino, si recavano a consegnare le sedie riparate ai proprietari per essere pagati per l’ottimo lavoro eseguito. Verso la fine del 1930, gli eredi 'e Fònzo 'o seggiàre non proseguirono più tale attività; uno degli eredi si arruolò nell’Arma dei Carabinieri, diventando un bravo sottufficiale. Pertanto, fino a pochi anni fa passavano per la nostra città, prima con un carretto e successivamente con un furgone, dei sediai paganesi. Si vede che a Pagani fare il sediaio è un mestiere tradizionale ed anche redditizio. I Cambiamonete - A Torre vi erano due cambiamonete autorizzati: Alfonso Capone, che si trovava al corso Vittorio Emanuele, in un locale adiacente alla chiesa dell’Immacolata, comunemente chiamata 'a Parrucchièlla. Attualmente tale locale è stato trasformato in ufficio del Parroco e sagrestia. Ciro Capone si trovava pure lui al corso Vittorio Emanuele, di fronte al Largo Tiglio, attuale Piazza Matteotti. I suddetti signori negoziavano con monete non più nello stato normale, dando in cambio monete efficienti. Dei suddetti cambiamonete si servivano tutti gli industriali dell’epoca per procurarsi moneta spicciola quando dovevano preparare le paghe per i propri operai ed i commercianti privi di moneta spicciola da dare ai propri clienti che pagavano una somma superiore a quella acquistata. Molto spesso anche i ragazzi portavano i soldi raccattati durante i matrimoni, dove parenti e amici degli sposi li lanciavano verso le carrozze insieme a confetti e riso, perché ritenevano che fossero di buon auspicio per la vita degli sposi. I soldini spesso finivano sotto le ruote delle carrozze che partecipavano alla cerimonia e, quindi, essendosi un po’ deformati, si dovevano cambiare dal cambiamonete. La stessa operazione avveniva per le monete ossidate. Nel riportarvii quanto riferitomi dagli anziani amici sui cambiamonete, ricordo un particolare sconcertante e comico. A metà degli anni Quaranta, inizio primi anni Cinquanta, Romano, Pisciotta, Ottagono ed io, allora piccoli monellacci, ci recavamo, uno per volta durante le ore libere della scuola, dal cambiamonete adiacente alla chiesa al quale chiedevamo di comprare una fiala di benzina; immediatamente dopo scappavamo per non essere bagnati da un gettito d’acqua contenuto in un grosso bicchiere, che il cambiamonete teneva a portata di mano sotto il bancone perché non sopportava di essere preso in giro. Ogni tanto, però, qualcuno di noi rimaneva bagnato, in special modo Ottagono che, essendo di grossa statura, non era tanto scattante come noi monelli, sempre pronti a fare scherzi. I cambiamonete cessarono la loro attività quando il frazionamento della lira perdette il suo valore per effetto dell’inflazione.
(Per gentile concessione: Torresette - autore:Antonio Giordano)