documenti su Torre Annunziata





Storie e tradizioni.
Dai coltelli ai parapetti per le ferrovie.

Operai delle officine torresi.

Le officine meccaniche erano ubicate in varie zone della nostra laboriosa città. De Santis Giovanni, originario di Campobasso, che nel 1880 aprì la sua attività al corso Umberto I, di fronte all'attuale via Gino Alfani, era un'officina produttrice di ottimi coltelli. Dopo alcuni anni si trasferì in locali molto più ampi, sempre al corso Umberto I, e precisamente dove attualmente vi è l'Alimentare Carotenuto. Nel 1924, in epoca fascista, Giovanni De Santis, con i figli Pasquale, Luigi, Nicola e Gaetano, si trasferì in piazzetta 27 ottobre, successivamente denominata piazzetta Porto, dove lui e i figli ampliarono la propria attività. Oltre alla produzione di coltelli, si attrezzarono con macchinari per lavori di carpenteria e meccanica, che espletavano per la Sme, successivamente denominata Enel, e per la Ferrovia dello Stato. Nel 1993, gli ultimi eredi Aniello ed Alfredo De Santis cessarono l'attività. In via IV Novembre vi era l'officina Bonifacio; Marco Aurelio aveva l'officina in piazza Morrone; in via 22 febbraio, oggi via Roma, c'era il meccanico Iapicca; in via Castello vi erano le officine meccaniche di Mario Giordano e di mastro Gennaro e mastro Raffaele in via Fiume; i fratelli Campana, in vico Fortuna, successivamente, nel 1930, si trasferirono in ampi locali in via Oplonti; in via Roma operava l'officina De Felice, originario di Scafati, che si trasferì nella nostra città per volere del famoso imprenditore Annibale Fienga, proprietario anche di vari immobili a Torre Annunziata e assiduo cliente del De Felice. I fratelli Monsurrò avevano l'officina in via Orefici, attuale via Zuppetta, per poi trasferirsi in via Vittorio Veneto nel 1938. Essi erano noti sul territorio provinciale per la loro competenza e l'ottimo lavoro che espletavano nel campo della motoristica industriale; in via Pontenuovo vi era l'Officina dei soci Panachia & Porta, mentre in via Mazzini l'officina dei Fratelli Catello, Antonio e Francesco Conato. Nei primi anni cinquanta i fratelli Antonio e Francesco si divisero dal fratello Catello, trasferendo l'attività in via Garibaldi. Dopo pochi anni si trasferirono in via Filippini dove incrementarono l'espansione del lavoro di motoristica industriale e turbine per la trasformazione in energia elettrica. All'inizio dei primi anni sessanta si trasferirono in via Terragneta, per dar luogo ad un'importante industria del settore. Purtroppo alla fine degli anni Ottanta anche tale industria chiuse i battenti. In via Molini Idraulici erano ubicate l'officina Gabellotti e l'officina meccanica Di Domenico Santo ed il figlio Vincenzo, che eseguiva lavori per Molini e Pastifici. Nel 1947 il signor Santo fondò la società formata dal figlio Vincenzo, dalla figlia Fulvia e dal signor Angelo Arpaia, figlio del titolare del pastificio Salvatore Arpaia di via Carlo Poerio; il pastificio Santo & Arpaia aprì l'attività in via Vesuvio, dove rimase fino alla cessazione avvenuta nei primi mesi del 1965. In via Caracciolo, di fronte alla banchina del porto, all'inizio del molo di ponente, si trovava l'officina di Francesco Autieri per riparazioni di imbarcazioni a motore e navi di minima stazza e da piccolo cabotaggio. In via Castriota, nel 1875, si trasferì con la propria impresa per lavorazione del ferro battuto, il signor Aniello Ricciardi, originario di Fisciano, della provincia di Salerno. Per i suoi pregevoli lavori e per la sua fertile inventiva riscosse un'immediata notorietà a Torre e nei paesi limitrofi. Nel 1906 conquistò il primo premio all'esposizione mondiale di Parigi e di Napoli per una sua fantastica opera in ferro. Durante la prima guerra mondiale (1915/1918) divenne industriale bellico, ricevendo numerose commesse statali, tanto da dover ampliare il suo opificio e l'assunzione di alcune centinaia di lavoratori; fu fornitore delle Ferrovie dello Stato sulla tratta Torre Annunziata - Salerno. I parapetti in ferro battuto ancora esistenti lungo i binari della stazione di Torre città sono opera della ditta Ricciardi. Aniello Ricciardi nel 1929 divenne un pioniere della refrigerazione a Torre, dove creò la famosa fabbrica di ghiaccio in via Molini Idraulici. Dopo la sua morte avvenuta nel 1934, i suoi figli Giovanni, Carmine, Antonio e Silvio, proseguirono l'attività e dal 1939 al 1944 furono nuovamente produttori di materiali bellici per lo Stato, raggiungendo un organico di ottocento dipendenti tra uomini e donne. Dall'inizio degli anni sessanta ancora un'ennesima industria torrese precipitò nel vortice della disfatta imprenditoriale, causata dalla negligenza e dalla mancanza di iniziativa, di lungimiranza, di cultura amministrativa e politica da parte degli imprenditori e dei sindacalisti dell'epoca. Addirittura per tale scellerata miopia delle parti si perse una grandiosa commessa di varie centinaia di milioni di lire a favore della ditta Ricciardi in sciopero. La commessa fu assegnata all'Avis di Castellammare di Stabia.
(Per gentile concessione: Torresette - autore: Antonio Giordano)