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Gioielli e vestiti, le passioni dei torresi.

Collana in oro e smeraldo. Oplonti primo secolo avanti cristo

Oplonti: Collana in oro e smeraldo, primo secolo avanti cristo.

Il popolo torrese ha sempre amato indossare vestiti all'ultima moda ed anche sfoggiare, nei giorni di festa o in occasioni di cerimonie sociali, oggetti in oro, argento e brillanti. Tale esibizione era dovuta al benessere: infatti tanti industriali, professionisti e benestanti immancabilmente portavano nei taschini del panciotto ('o gilè) un orologio a doppia cassa in oro agganciato ad una spessa catena, anch'essa in oro, con sterlina; alle dita per lo meno un anello appariscente. Le donne amavano adornarsi di collier in oro semplice o con brillanti incastonati, anelli, bracciali, "pendentif" in oro,o parure di gioielli, come collane, orecchini e spille della stessa foggia, oppure orecchini di valore, cioè: 'e sciucquàglie 'a rècchia. Ai primi anni del '900 le signore presero l'abitudine di sostituire le borsette in stoffa o in pelle con altre in argento, come erano di moda a Parigi, alla Mecca "de la Femme Chic". Anche gli operai torresi, nei giorni di festa, amavano esibire i loro gioielli, anche se meno costosi, ma sempre in oro. Pertanto, a Torre, l'attività dell'orefice era molto redditizia, anche perché i nostri antenati avevano l'abitudine di fare, molto spesso, da padrino di battesimo, di cresima o di matrimonio; quindi era consuetudine regalare ai vari figliocci oggetti in oro. Si suppone che l'attuale via Zuppetta, di fronte al Municipio, prima dell'Unità d'Italia, era denominata via Orefici perché vi stessero in prevalenza orefici. Gli orefici esistenti nel periodo aureo di Torre erano: De Sio, in piazza Croce, l'attuale Cesare Battisti. De Sio era il padre del noto notaio torrese, dottor Domenico, attualmente residente a Napoli; Babuscio al corso Vittorio Emanuele, di fronte all'attuale piazza Matteotti; Occhiati al corso Vittorio Emanuele, di fronte alla chiesa 'a Parrucchièlla ( detta oreficeria, nel 1920, divenne proprietà della famiglia Di Giorgio); Palazzo al corso Vittorio Emanuele nei pressi dell'attuale cinema Politeama; Spinelli, sempre al corso Vittorio Emanuele nei pressi della chiesa del Carmine. Oltre ai suddetti esercenti vi erano alcune persone, cioè i famosi "rammarièlle", che vendevano oggetti preziosi a rate a famiglie meno abbienti, come ce ne sono ancora oggi. Oltre a riportare quanto raccontatoci dagli indimenticabili anziani amici, vogliamo ricordare come invece descrisse, nel 1781, gli abitanti di Torre dell'Annunziata il famoso Abate Saint-Non nel suo "Voyage pittoresque de l'Italie" (Viaggio pittoresco attraverso l'Italia): "Gli abitanti di Torre dell'Annunziata del '700 sono come filosofi che non desiderano più dello stretto necessario; generalmente robusti, ben muscolosi sopportano la miseria senza sembrare di accorgersene. La calma e la gaiezza rappresentata in questi luoghi contrastano notevolmente con lo stato di desolazione e di spavento nel quale questo popolo si è trovato così spesso". Nel volume troviamo due incisioni di vedute di Torre dell'Annunziata, ad opera di Desprez e degli incisori Bertaux e Le Bas e Helman: una della porta sulla strada Regia ed un'altra della strada principale.
(Per gentile concessione: Torresette - autore: Antonio Giordano).